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    Dicono.Che.Sono.Pazzo

     

     

     

     

     

    Dicono che sono pazzo e mi hanno rinchiuso dentro questo orribile buio.

    Mattina. Accendono la luce, aprono la finestra, spalancano le porte, mi iniettano roba, mi spingono, mi tirano, mi picchiano, mi accarezzano. Chiudono le porte. Rimango solo e non capisco come possa guarire se vivo al buio aspettando uno spiraglio di luce. Branda. C’è una brandina ma io non la vedo. È buio, come potrei vederla?.

    È buio e io non ho paura del buio perché se non vedo cosa mi minaccia come posso avere paura. Ho sempre preferito non vedere la mia morte. La morte fa paura. La morte mi spaventa non il buio. Ma se non vedo la morte allora non ho paura e se sono al buio non vedo niente. È da pazzi aver paura della morte? È da bambini o da pazzi aver paura del buio?

    Il pazzo dicono che sia irrazionale. Io ragiono, ma qualche volta manca qualcosa. forse capita perché i miei sensi mi tradiscono. E allora è inutile razionalizzare una illusione, un inganno, se il tuo cervello la produce come fosse vera. Effetto placebo. Se sento dolore io lo sento. Mi convinco certe volte che quello che vedo lo vedo solo perché io ho il dono di vederlo. In realtà mi credono pazzo, ma io sono l’unico sano. Io vedo cose che gli altri non vedono. Se le cose esistono non sono pazzo. Se le cose non esistono io sono pazzo. Come un malato immaginario. Se il dolore esiste lo sa solo lui, solo lui lo sente, allora è malato davvero e gli fa male. Se il dolore non esiste allora è malato lo stesso ma nella testa, perché sente il dolore ma non ha niente. Allora va curata la sua mente. Ma il modo giusto di curare una mente è farla stare al buio?

    I sensi ingannano. Dicono che sono pazzo perché vedo persone che non esistono, ma si sbagliano di grosso. Prima di tutto loro non possono sapere se esistono o no, magari sono fantasmi, magari sono esseri soprannaturali. Magari sono alieni. Loro non possono saperlo, perché loro non li vedono. E poi sbagliano perché li sento anche, altrimenti come potrei parlare con loro, annusare la loro puzza quando stanno arrivando. Non so se li posso toccare, non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi tanto. Se lo faccio dovrei leccarli perché così potrei sapere anche se hanno un gusto. A quel punto sarei sicuro che esistono, o per lo meno se sono pazzo, che i miei sensi hanno fantasie coordinate. Certo hanno odore di terra umida, di erba bagnata. Non si addice tanto questo odore ai loro immacolati vestiti grigi. Alle camice bianche. Alle cravatte nere.

    Vengono e dicono che non sono pazzo. Dicono. Che. Non. Sono. Pazzo.

    E mi tengono al buio e non capisco perché lo facciano se non sono pazzo. I pazzi li tengono al buio. Quella dei vestiti è buona perché io in realtà non li vedo al buio. Sento che uno di loro è seduto sulla mia branda. L’altro in piedi appoggiato a una parete sta fumando una sigaretta che puzza di ammoniaca. Ma qual è l’odore dell’ammoniaca non so se me lo ricordo. Forse era candeggina.

    Il terzo è davanti alla porta e parla con me mi dice cose strane come l’ultima volta. Dice che non sono pazzo. Ma cosa sono? Sono un diplomato, non laureato, ex commesso, prima che qualcuno dicesse che. Sono. Pazzo. Ma perché poi? Un giorno vennero queste persone al negozio a parlare con me furono molto persuasivi. E da allora non ho più lavorato in quel negozio. È buio, non li vedo. Ho sonno, ma se mi addormento mi rapiscono. Ma è buio ed è meglio che mi rapiscano al buio piuttosto che alla luce, almeno così non vedrei le loro brutte facce.

    E se poi accendessero la luce prima di farmi del male allora vedrei tutto e preferisco non vedere. Mi fa male la gola e sento che sono raffreddato perché nella cura del dottore c’è il freddo. Il pazzo al freddo si tranquillizza. Non ha tempo di distrarsi dal proprio malessere fisico e non pensa alla sua pazzia. Ma che ne sa il medico se non è mai stato pazzo. Il pazzo è colui che non sa della sua pazzia. Colui che non distingue la visione dalla realtà. In questo mento non ho una visione. La visione implica il vedere qualcosa.

    Se non ho visioni non sono pazzo. Ma forse il dottore direbbe ironicamente che sto avendo una visione olfattiva-uditiva. Mi voglio alzare. No, mi ricordo che non sono seduto sulla branda. Allora ci vado e mi ci siedo. Accanto all’uomo. O alla donna. In genere sono uomini. L’altro continua a parlare. Tasto il braccio della persona accanto a me. all’inizio si ritrae appena. Poi tranquillo mi lascia fare. Raggiungo tastoni la faccia. Con uno scatto la lecco. Sa di calce. Che schifo. Mi rialzo e vado da quello in piedi appoggiato al muro. Prendo la sua sigaretta scottandomi. Ma sono al buio non posso vedere se ho la bruciatura davvero. Così fumo la sua sigaretta all’ammoniaca. Magari muoio e si spegne definitivamente la luce. Mi ricordo le cose strane che mi costrinsero a fare il giorno che vennero a trovarmi al negozio. Mi ricordo la faccia di quella cliente nel camerino, impaurita, disgustata. Cara mia non sono bellissimo ma quella faccia se la risparmi per un mostro. Ma loro avevano ragione infondo era eccitante. Ma per questo dicono che sono pazzo. Ma meglio pazzo che criminale?

    Loro mi dissero che dovevo farlo se non volevo che mia moglie morisse.

    Il dottore dice che non ho una moglie.

    Il. Dottore. Dice. Che. Non. Ho. Una. Moglie.

    Non lo so se ha ragione. E se lei è andata via proprio perché ero pazzo? Allora se sono pazzo non ho la moglie. Ma se avevo la moglie se ne potrebbe essere andata perché sono pazzo. Ma quanti anni ho? Non mi ricordo. È buio e chi sa quanta robaccia mi hanno dato per farmi stare bene.

    Quello che parla dice che non sono pazzo. Che. Non. Sono. Pazzo. E dice che posso uscire dall’ospedale se solo voglio. Che io sono superiore. Una mente superiore a quella di tutti gli altri uomini. Non gli credo, ma sai com’è magari sono pazzo a non credergli. Magari è vero e io non ci credo perché dicono che sono pazzo. Che. Sono. Pazzo.

    Ma allora mi fido, no, non mi fido. Però faccio finta di fidarmi per vedere se è vero.

    Quello sulla branda impreca perché gli ho leccato la faccia. L’altro si sta accendendo un'altra sigaretta.

    Mi dice di costruire un passaggio. Io posso. Allora lo faccio. Seguo le sue istruzioni.

    Metto la sedia al centro della camera e con le lenzuola arrotolate faccio un nodo. Poi lo appendo al soffitto. Ecco il passaggio è pronto. Metto il collo nel passaggio e salto.

    Comments (1)

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    madre del amor hermoso, si no te conociera pensaría que el autor de este relato está muy loco... o quizás lo estés de verdad?? lo que está claro es que tú DEBES escribir... a ver si lo haces más a menudo!!!
    Feb. 23

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