Alessandro's profileAlessandroPhotosBlogLists Tools Help

Blog


    Distorto

    Distorto

     

    Ho cinquant’anni.

    Quanti anni ho veramente? Mia moglie di la sta sciacquando i piatti. Chiedo a lei nella mia testa quanti anni ho. Non sa rispondere che cinquanta. Ma quanti ne ho veramente?

    Il problema è, quanti ne ho vissuti? Quanti valgono la pena di essere ricordati? Quanti vanno cancellati? Quanti me ne sento sulle spalle?

    Ora qui davanti alla televisione mi sembra di averne cinquanta, uno più uno meno. Domani quando mi siederò davanti alla mia bella sudata scrivania, nel mio caldo ufficio, guardando dalla finestra il sole nascondersi dietro nubi autunnali, guardando le foglie gialle alzate dal vento danzare nel fresco mattino di ottobre, me ne sentirò ancora cinquanta? Mi sentirò più pesante?

    E quando domani, tornato a casa, dopo aver baciato distrattamente mia moglie e sgridato senza senso i ragazzi per colpe delle quali quante volte mi sono macchiato io, dopo essermi tolto quegli abiti pesanti ed aver incrociato per radio quella canzone vecchia, quella che mi ricorda di quando non avevo cinquant’anni, di quando avrei potuto non averli mai, quanti me ne sentirò in quel momento?

    Forse allora ho iniziato ad avere cinquanta anni, quel pomeriggio, quando ho deciso che la cosa più saggia da fare era sposare questa ragazza che oggi lava i piatti di là. Forse in quel momento, di fronte ad una possibilità, di fronte a due paure, ho scelto di avere cinquant’anni. Perché quel giorno quando davanti a me c’era un bivio, o forse un trivio, ora non ricordo più bene quante strade avessi davanti agli occhi, quel giorno io sceglievo una via dove i miei cinquant’anni erano già chiari così come lo sono oggi! E se la vita mi avesse spinto in un’altra direzione, mi chiedo. Se ora avessi ancora diciotto anni?

    Ma ho diciotto anni. Mi sveglio dall’incubo. Stavo sognando di averne cinquanta. Sono in camera mia. Potranno essere le dodici. Mi alzo tardi. È domenica. Penso nel letto per un po’, al buio, ascoltando fuori dalla finestra il vento che soffia, la pioggia che cade strapazzata dalle raffiche. Il freddo cerca di penetrare la barriera del piumone. Il freddo ha cercato di penetrare nella mia mente stanotte. Quanti anni ho? Diciotto o cinquanta. Non lo so più. Ieri sera la vita mi spingeva verso i cinquanta. Oggi mi spinge ai diciotto. Cosa voglio? Quanti anni voglio avere?

    Come posso evitare di decidere di decidere qualcosa? Come si fa sapere quale sia il nostro futuro, in modo da evitarlo?

    Ieri sera ero con lei. Seduti uno affianco all’altra. Mi parlava. Diceva un sacco di cose. Ma niente, niente che mi facesse pensare a domani, a ieri. Oggi sono a letto e ci penso. E penso che forse ho ancora diciotto anni. Che non so cosa farò quando il liceo finirà, quando dovrò iniziare l’università. Non so nemmeno se parlerò con lei almeno un’altra volta. Ma ieri sera ho solo parlato. Niente più. Ho deciso di averne cinquanta ieri sera. Devo cambiare la mia scelta.

    Ma non ne ho diciotto, mi sto sbagliando. Ne ho venticinque. Ho finito già l’università. Mi sono laureato a gennaio. È primavera adesso e sento nell’aria il profumo dei fiori. La casa della mia vicina è piena di gelsomini e hanno un odore fortissimo. Mi piace quando di giorno passo davanti al suo cancello, con il caldo che amplifica l’odore e la sua dolcezza.

    Ho venticinque anni e sono solo come un cane. Cosa voglio? Voglio una donna, una ragazza, un futuro che adesso mi scappa. Non voglio una scelta. Sono solo da troppo tempo. mi basta qualcuno che mi voglia bene, qualcuna che si innamori di me e che mi sopporti, finché non avrò cinquant’anni e ripenserò che a ventitre avevo una scelta. Ma io voglio che arrivino subito i miei cinquant’anni. Voglio averli domani. Voglio trovare un lavoro, una donna, una moglie, un futuro, perché non posso vivere senza un futuro. Non è giusto nei confronti del mio presente!

    Adesso è notte e sono seduto sul balcone a guardare fuori la strada povera di macchine. Qualcuna passa ogni tanto, illuminando i gelsomini della signora affianco, ma per lo più sto al silenzio e al buio a sognare un futuro. Quanti anni mi servono per realizzare qualcosa? Per far si che questa mia vita senza alcun senso ne acquisti uno. Per far si che non debba passare tutte le notti seduto sul balcone a guardare le macchine e a chiedermi quanti anni ho.

    Non venticinque, non cinquanta, non diciotto. Non voglio avere anni.

    Il tempo mi corre dietro e proprio non voglio sapere quanti anni ho. Nemmeno festeggerò questo mio compleanno. Fa caldo. Sono sulla spiaggia sdraiato a guardare il cielo, o il mare non so.

    C’è gente intorno a me. C’è tanta gente che non conosco. Conosco qualcuno? Conosco me stesso se non so nemmeno quanti anni ho? Quanti ne avrò domani?

    Sono qui e penso. Penso di averne venticinque e di ricordare quel sogno fatto a diciotto.

    Guardo le onde e le stelle senza saper scegliere.

    No non voglio sapere chi sono e quanti anni ho. Voglio in questo momento che qualcuno si sieda affianco a me e mi parli. Che qualcuno mi conosca prima che l’io di oggi lasci il posto a quello di domani. Voglio conoscere qualcuno, voglio dimenticarmi di averlo conosciuto.

    Voglio che pensino che sia fatto così e si rendano conto del loro errore. Ma io come sono? Come voglio essere?

    Sento ripetitive le onde infrangersi sulla spiaggia. Vedo lo spazio stretto tra due stelle e lo immagino infinito. Il sapore della salsedine. Lo sento mentre penso a quanto mi affascini guardare il cielo.

    Il tempo è poco. Mi corre dietro. Ho paura di domani se ci penso. Meglio pensare ad adesso. Ho paura di ricordare ieri. Il mio unico desiderio è dimostrare che non sia già tutto pronto per i miei cinquant’anni. Non voglio sapere cosa fare a settembre. Non voglio pensare a quando su questa spiaggia tornerò da solo, con in mano il mio futuro ben confezionato. Non voglio pensare a quella parte scomoda di me che vuol prendere il sopravvento. L’io di domani, quando questa gente che nemmeno conosco sarà da un'altra parte, vuole marchiarmi, affibbiarmi un futuro che è troppo mio, che è più mio di questa notte a guardare le stelle, o forse il mare, aspettando che qualcuno venga a salvarmi da me stesso.

    Comments (4)

    Please wait...
    Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
    You didn't enter anything. Please try again.
    Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
    To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
    Your parent has turned off comments.
    Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
    You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
    Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
    Complete the security check below to finish leaving your comment.
    The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.

    To add a comment, sign in with your Windows Live ID (if you use Hotmail, Messenger, or Xbox LIVE, you have a Windows Live ID). Sign in


    Don't have a Windows Live ID? Sign up

    Picture of Anonymous
    filula wrote:
    Un futuro senza possesso. Un futuro che potrebbe essere sia tuo che di qualcunaltro. L'elogio del caso e del chissà. Il protagonista è troppo intrappolato da se stesso. Un rifiuto al sottostare all'obbligo dell'essere marchiato a vita. come poter dargli torto? Se solo si fosse più sereni non ci si farebbe tanti problemi. secondo me il racconto poteva essere più breve : per esempio all'inizio hai indugiato troppo in alcuni particolari. stammi bene. ^_^ 
    8 Aug.
    Annawrote:
    ......non dico bellisimo....perchè sarebbe scontato...mabah non so che dire..... :p
    .....cmq abbè ci becchiamo a fisc valley hihihiihhiihhi
    ps ti lascio il mio contatto annica@hotmail.it :p và magari ci sentiamo non ogni 500mila anni......
    20 July
    però veramente niente male come profondità di riflessione...chi sarò domani?
    semplicemente io
    15 July
    Che tu ne abbia 18,23 o 50, non smettere mai di scrivere. Hai la capacità di farmi immergere nella lettura, di mettere in moto l'immaginazione, di farmi profondamente riflettere. Attendo spesso con ansia che la stellina pulsante indicante nuovi contenuti sul blog appaia per potermi dedicare alla lettura dei tuoi pensieri, per suscitare, ravvivare i miei.
    Eugenio
    15 July

    Trackbacks

    The trackback URL for this entry is:
    http://alemaisto.spaces.live.com/blog/cns!BA1200D9AC14ACB4!633.trak
    Weblogs that reference this entry
    • None