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La Spiaggia
Non c’è spiegazione del perché Stefano si sia trovato a passare in quel posto in quel preciso istante, così come non c’è modo di quantificare le emozioni che quel attimo ha provocato in lui. Fosse accaduto un’ora prima forse non ci avrebbe nemmeno fatto caso. Un anno prima non ne parliamo nemmeno. Ma quel momento gli scatenò una tavolozza di colori contrastanti con i quali dipinse in un attimo svariate vite non vissute e centinaia di futuristici paesaggi che mai arriveranno. Precisamente nove minuti e ventotto secondi prima di passare accanto a quella spiaggia, Michele, il suo primogenito di quattordici mesi, aveva iniziato a lamentarsi, e in brevissimo tempo, quel lamento diventato pianto, aveva contagiato Ambra, sua moglie da tre anni, sua compagna da sette, la quale aveva immediatamente perso le staffe con il mondo, iniziando a rimescolare tutto il possibile, in un minestrone di rimproveri insopportabili e irritanti proprio per il loro cattivo tempismo. Ed ecco che nel momento culminante dell’anno più nero della sua vita, nell’attimo in cui la frustrazione per le delusioni sul lavoro, le delusioni sulla vita, le perdite, gli svaligiamenti e i furti, le lamentele e le discussioni di un anno, si dissolsero intorno a Stefano, isolandolo dalla realtà oggettiva della sua macchina in viaggio vicino a quella spiaggia, e proiettandolo in un mondo di passati che sarebbero stati possibili e futuri che non lo saranno mai più. Tutti meno uno, che delle infinite possibilità, aveva estratto dal cilindro. Passare davanti a quella spiaggia, proprio lei, aveva ravvivato i ricordi di quando tutto questo non sarebbe mai dovuto accadere; aveva acceso la voglia di cambiare un solo minuto della sua vita. Un minuto per non alzarsi dalla sabbia, per non andar via dopo un contatto rubato. Erano gli anni dell’università. Non la conosceva nemmeno Ambra. Erano gli anni quando il mare era pulito e ci si poteva fare il bagno. Erano gli anni in cui ogni pomeriggio d’agosto si cercava qualcosa da fare. Era il giorno in cui conobbe quella ragazza di cui nemmeno ricorda il nome. Era il giorno in cui se non si fosse alzato e andato via sarebbero potute succedere migliaia di altre cose. Il contatto sarebbe potuto continuare. Avrebbe potuto crescere e trasferirsi in un altro posto, avrebbe potuto generare qualcosa di psicologico. Avrebbe potuto non cambiare niente. Oppure avrebbe generato qualcosa di fisico che avrebbe costretto Stefano a qualcosa di brutto. Avrebbe potuto generare ricordi di una estate più bella del solito. Avrebbe ma non l’ha fatto. E allora sarà sempre l’attimo in cui si è alzato ed è andato via. E l’unico passato che ha scelto. Davanti a se ha solo la sua scelta. Il piccolo Michele continua a sbraitare. Anche la madre, Ambra. È solo sua madre ormai? È suo figlio quello che piange? Il futuro potrebbe essere in quella casa che ha affittato per ritrovare una pace che ha capito non troverà. Il futuro potrebbe essere l’incertezza di una separazione. E poi ricominciare da capo, ma senza le migliaia di possibilità che aveva nell’attimo in cui si è alzato su quella spiaggia ed è andato via. E allora le possibilità lo portano ad immaginarsi a pochi centimetri da quella parete di pietra, ad una velocità di circa novanta chilometri orari, con gli occhi chiusi, lasciando che non ci siano altri futuri, lasciando che non ci siano sofferenze per Ambra e Michele. Ma Michele piange e lui fa finta di non sentire niente. Forse non sente davvero. No quel muro non lo prenderà. È da codardi scappare dal proprio futuro. È da immaturi fuggire le responsabilità, rinnegare le proprie scelte. Infondo non potrà mai sapere se il suo presente è il migliore possibile. Superato il muro deciderà di andare avanti e arrivare a quella casa al mare, fare del suo meglio per salvare la sua scelta. Ma prima di superare il muro un ultimo sguardo a quella spiaggia Stefano lo vuole dare, almeno dallo specchietto, per rendersi conto del fatto che la sua vita è stata una scelta. Per ricordare il momento felice in cui poteva ancora scegliere. Si gira giusto in tempo per vedere il cane fermo al centro della carreggiata ed evitarlo, invadendo quella opposta, dove in quel momento passava il camion. Chiuse gli occhi e non ascoltò l’ultima lamentela di Ambra, l’ultimo pianto di Michele. Chiuse gli occhi. Che scelta ha avuto? Comments (4)
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